venerdì 26 marzo 2010

Fine delle trasmissioni

Disse il televisore al cesso:
“Io, in una casa, sono più amato di te!”
“Ah sì?” disse il cesso, “E perché mai?”
“Io regalo allegria” rispose il televisore.
“Anch’io” disse l’altro.
“Tu non mostri spettacoli e reality!”
“Pfui!” disse il cesso facendo seguire il rumore dello sciacquone per lo sdegno, “E questa la chiami allegria?”
“Perché, tu cosa offri?”
“Un grembo su cui sedersi comodamente e in cui liberarsi delle pene interiori!” disse poeticamente.
“Sei un imbecille, che cazzo di allegria è, è solo merda e piscio!”
“Sei sempre volgare, non ti smentisci mai.”

“E tu sempre puzzolente!”
“Ti sbagli, la mattina mi mettono il collutorio.”
“E poi tu non rendi felice la gente.”
“Al contrario, dopo essersi liberati sono leggeri e felici come usignoli!”
“Cretino, la soddisfazione di un bisogno non dà la felicità, ci vuole ben altro!”
“Lo so, ma essa è il presupposto necessario per poterla raggiungere, se non soddisfi prima i tuoi bisogni, non raggiungerai mai la felicità.”
“Sei noioso, hai una voce monotona e gutturale con un’eco che mi dà sui nervi!!”
“E tu parli troppo, per giunta dici solo cazzate, cose che alla gente sana non dovrebbero mai interessare, inoltre non hai una voce tua, originale, ti confondi tra mille voci di diversa provenienza che sanno di ipocrisia!”
“Mio caro, io sono la voce della società, del mondo, dell’uomo! Sono la sintesi dell’umanità!”
“Cara scatola dai mille colori, di umanità, lì dentro, ce n’è ben poca, si discorre attraverso luoghi comuni, tormentoni e pettegolezzi, è tutta sterile finzione, non è quello il mondo vero, sia nel bene che nel male! Sei solo un mezzo per trasformare in peggio la gente, per dettare loro gusti, sentimenti, emozioni! Sei un palcoscenico di paraculi e di filosofi del cazzo!”
“Senti, sapientone, la gente mi guarda, mi continua a guardare, mi desidera, mi ama! Io occupo una percentuale altissima del tempo che trascorrono in casa!”
“Vero, verissimo, ma ricorda sempre che i teledipendenti sono come dei drogati, si è fatto in modo che restassi ormai solo tu ad occupare il tempo libero delle loro squallide giornate! Perciò, ringrazia gli spacciatori che ti alimentano!”
“Come ti odio! Sei una palla, e poi se non ci fossi tu potrei godere di ancora maggiore attenzione, la gente interromperebbe meno frequentemente la mia visione se fosse costretta a pisciare e cagare per strada, sei un lusso inutile!”
“Senti chi parla, io un lusso inutile…”
“Sì, sìììììììì!” continuò il televisore ormai alla collera, “e poi chi pensa a te pensa alla merda, al piscio, al vomito, allo schifo più totale!!!”
“Ah, ah, ah, ah!!” rise il cesso con un lungo e fragoroso rumore di scarico, “Hai ragione, cara mia, ma ricorda: io la merda gliela elimino, mentre tu gliela butti addosso!!”
Fu il colpo di grazia per il povero televisore: sprizzava scintille, emanava rumori spaventosi, andò in tilt e cacciò un puzzolente fumo nero dal culo. Era morto. E come ultimo desiderio aveva cacciato un altro po’ di merda.
Il cesso dapprima la compatì, poi se ne fregò e si sentì trionfante.
I padroni di casa, appena rincasati, per prima cosa fecero tutti una bella pisciata, contendendoselo e litigando per avere la priorità, e il bambino cagò.
Appena entrarono nel soggiorno, che era proprio di fronte al bagno, furono assaliti da una puzza tremenda di plastica e metallo bruciati che, a confronto, quella del cesso, dopo la cacata del bambino, sembrava odore di fiori di lavanda. Si accorsero, quindi, della morte del televisore: la mamma fu la prima a sbraitare, assalita dal pensiero di non poter guardare per un po’ di tempo “Cento Vetrine”, seguita dalla figlia che ebbe lo stesso pensiero per “Il Grande Fratello”, seguita dal dispiacere del padre di doversi perdere la partita di Champions e, infine, dal bambino che, invece, saltava e urlava di allegria dicendo: “Evviva, evviva, adesso, la sera, papà gioca con me!” Queste parole intenerirono infinitamente il papà, che lo prese in braccio e lo sbaciucchiò con amore e, di conseguenza, la mamma e la sorella fecero altrettanto. Tutte le sere intenti a soddisfare il bisogno di tv, non si erano accorti del bisogno di affetto del bambino e che lo stesso bisogno, in fondo, era avvertito anche da loro stessi.
I coniugi trasportarono il cadavere puzzolente fino al più vicino cassonetto dell’immondizia, lo poggiarono a terra, poi rientrarono in casa. Passò un cane e vi pisciò sopra.
“Ma chi se ne frega del televisore, adesso giochiamo con le macchinine!” disse il papà con un viso nuovo, più bello, “Ma…” continuò, “quasi quasi… vado prima a fare una cacata!”

Daniele Picardi

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